POSTFAZIONE

Devo un spiegazione sul perché, volendo raccontare alcune storielle di Campli, ho pensato all'ASINO ed al SALE. Vuole essere una dedica, anche se il faceto delle "amene" storielle, ha propiziato il serio di un excursus storico sulla Città di Campli. Il lettore non me ne voglia se, in qualche modo, ho ripropo-sto notizie forse a lui note. E' stato, comunque, frutto di ricerche e consultazioni, attraverso le quali ho tentato di dimostrare i motivi di tante avversioni che hanno trovato sedimento nella ironia campanilistica.
Interessante, per me, è stata l'iniziale scoperta della lontana Schilda e chiedo scusa, ai miei concittadini, di non aver saputo resistere alla tentazione di accostarla a Campli in un percorso logico di una comune anedottica satirica.
A Schilda, in Sassonia, non fu un asino a devastare il campo seminato con il sale, bensì una mucca. L'asino è un animale afro-mediterraneo ed è comprensibile il motivo per cui non compare nelle storielle di Schilda. A Campli, come la logica vuole, fu invece un asino a devastare il campo di sale. Ed asini furono gli impiccati sulle torri di Campli, di Cuneo, di Castelleone e di chissà quanti altri paesi.

Campli. 
Porta Angioina o Porta Orientale (sec. XIV)
A Schilda, non avendo asini, come ho spiegato, ad essere tirati con un cappio al collo sull'antico muro furono le mucche con sommo gaudio degli abitanti che ebbero almeno di che mangiare per un po' di tempo.
Nell'asino, che devastava il campo di sale, ho rivisto, risalendo nel tempo fino ai giorni della mia infanzia camplese, "l'asino di Macantò": quell'animale cocciuto, servizievole, (parente povero del nobile cavallo) del quale, se chiudo gliocchi, sento ancora il rumore del lento zoccolare sul selciato delle strade da Castelnuovo a Campli. Un rumore quasi ovattato mentre portava some di grano al mulino sotto Porta Orientale e, lentamente, ripercorrendo le stesse strade e "rue" riportarle, nella case, trasformate in sacchi di farina. Candida ed utile farina del nostro pane quotidiano.
Per questo motivo, nel rileggere di tanti asini impiccati, insufflati, bastonati e bistrattati, non ho potuto fare a meno di accostarli ai miei ricordi. Un ricordo dolce ed accorato nel tempo stesso, poich oggi l'asino, non più utile all'egoismo umano, è un animale, se non in via di estinzione, certamente destinato ad esserlo. Perciò a quell'asino della satira burlesca camplese, condannato perché cercava di sfamarsi calpestando quel campo seminato a sale, ho voluto dedicare il titolo di questa "storia delle storie su Campli: "L'ASINO E IL SALE", appunto.


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